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Convergere senza chiudersi: il futuro del Data Management secondo Gartner

the rise of converged data management platforms

Le Converged Data Management Platforms promettono di ridurre il debito di integrazione tecnologica e accelerare la consegna di dati AI-ready. Ma il vero vantaggio competitivo nasce dall’equilibrio tra piattaforma unificata e apertura verso ISV specializzati. Una sintesi del report Gartner “Future of Data Management Markets: Converged Data Management Platforms Drive Tool Consolidation”.

Per anni le organizzazioni hanno costruito il proprio stack di Data Management seguendo una logica “best-of-breed”: per ogni esigenza, la migliore soluzione verticale disponibile sul mercato. Una strategia che prometteva eccellenza funzionale ma che, sommata progetto dopo progetto, ha prodotto l’effetto opposto: un panorama tecnologico stratificato, frammentato e — sempre più spesso — insostenibile. 

Il debito di integrazione tecnologica 

Sebbene questa strategia promettesse l’eccellenza funzionale, nel tempo ha prodotto l’effetto opposto. Le interazioni che Gartner ha con i propri clienti confermano la portata del fenomeno: un’organizzazione gestisce in media oltre una dozzina di soluzioni di data management, implementate su tool eterogenei e con capability spesso sovrapposte. È ciò che Gartner descrive come un “debito di integrazione tecnologica” (technology integration debt): un groviglio di silos applicativi che assorbe risorse, frena l’agilità operativa e — soprattutto — allunga il tempo necessario per consegnare al business dati realmente pronti per l’AI. 

Il report Future of Data Management Markets: Converged Data Management Platforms Drive Tool Consolidation descrive in questo scenario l’ascesa delle Converged Data Management Platforms (CDMP). Non si tratta di una somma disomogenea di strumenti preesistenti, bensì di ambienti che integrano in un’unica offerta coerente le capability fondamentali del data management: persistenza dei dati, integrazione, qualità, gestione dei metadati e governance. L’urgenza di questa trasformazione non è puramente estetica, ma è dettata dalla necessità imperativa di fornire dati AI-ready in tempi sempre più rapidi. 

I quattro percorsi della convergenza 

Il report identifica quattro percorsi logici attraverso cui questa convergenza si sta concretizzando. Non sono fasi alternative né stadi sequenziali, ma direttrici parallele lungo cui le piattaforme stanno consolidando capability un tempo separate. 

Evoluzione della persistenza. Il primo percorso riguarda il layer di archiviazione: i tradizionali DBMS specializzati convergono verso piattaforme multimodali, capaci di gestire dati strutturati e non strutturati (relazionali, JSON, vettoriali, grafi) all’interno di un unico ambiente. 

Sinergia tra metadati, qualità e governance. Il secondo percorso unifica strumenti che oggi si sovrappongono: data catalog, data quality e data governance convergono in un layer comune, dove la conoscenza del dato e la sua affidabilità diventano un unico asset informativo sempre disponibile. 

Architettura Data Fabric. Il terzo percorso integra in profondità tutte le capability principali — integrazione, metadati, data quality, governance — per costruire un vero “tessuto connettivo” che alimenta tutti i casi d’uso di analytics e AI, dagli use case standard fino agli assistenti GenAI. 

Ecosistema di Data Management totale. L’ultimo percorso punta alla convergenza dell’intero ciclo di vita del dato in un ecosistema operativo, anche multivendor, in cui le piattaforme dialogano nativamente con soluzioni ISV specializzate per le aree dove la copertura della piattaforma è meno matura. 

La condizione strategica: convergere senza lock-in 

Il report individua una condizione strategica imprescindibile: privilegiare piattaforme che supportino standard aperti, API moderne e formati di interscambio condivisi (Open Table Formats, OpenLineage, dbt, Airflow). Solo così è possibile ottimizzare il TCO e, allo stesso tempo, mitigare il rischio di vendor lock-in. 

Su questa apertura si gioca anche un secondo vantaggio competitivo. Per quanto la convergenza spinga verso soluzioni end-to-end, resterà sempre necessario estendere o integrare la piattaforma con capability specifiche e innovative offerte da Independent Software Vendor (ISV) specializzati. Non come “complemento opzionale”, ma come componente strutturale dell’ecosistema dati

Il futuro del Data Management non è una scelta binaria tra consolidamento e apertura. È, piuttosto, l’arte di convergere senza chiudersi: razionalizzare lo stack tecnologico riducendo silos, ridondanze e costi di integrazione, ma preservare la flessibilità architetturale necessaria per accogliere le capability specialistiche degli ISV. È solo in questo equilibrio che il dato smette di essere un onere gestionale e diventa un asset di valore reale e misurabile per il business.

Dove si posiziona Irion in questo scenario

Il quadro tracciato da Gartner è netto: per uscire dalla frammentazione tecnologica e dal “debito di integrazione” che ne deriva, le organizzazioni si stanno orientando sulle Converged Data Management Platforms (CDMP). Tuttavia, come sottolinea l’analisi, nessuna piattaforma sarà mai in grado di offrire capability best-in-class su tutti i fronti del data management. L’interoperabilità con soluzioni specializzate di tipo Independent Software Vendor (ISV) — abilitata da standard aperti e API moderne — diventa essenziale per colmare i gap funzionali e mitigare il rischio di vendor lock-in. 

In questo scenario, Irion si posiziona esattamente come Gartner descrive il ruolo ideale di un ISV: un “first-class citizen” dell’ecosistema dati, non un componente accessorio. L’architettura di Irion EDM è nativamente API-based e poggia sulla separazione tra compute e storage: due caratteristiche che assicurano un’integrazione senza frizioni con le moderne Converged DMP. Il supporto agli Open Table Formats (Iceberg, Delta Lake) e la possibilità di storicizzare i dati su un Managed Lakehouse offrono la flessibilità architetturale necessaria per costruire un ecosistema agile e scalabile, capace di fornire dati pronti per l’AI. A completamento, il nuovo Analytics Engine — motore colonnare in-memory — garantisce scalabilità orizzontale e prestazioni ottimizzate negli scenari OLAP più esigenti, abilitando i workload analitici e AI che Gartner indica come priorità strategica. 

Su questa agilità architetturale si innesta una connettività universale: oltre 200 connettori per le fonti tradizionali si affiancano al dialogo nativo con i principali Cloud Storage, Cloud Data Warehouse e architetture Lakehouse come Databricks e Cloudera. Questa capacità di integrare sorgenti eterogenee permette di abbattere i silos e consegnare dati pronti all’uso, rispondendo direttamente all’esigenza di semplicità operativa evidenziata da Gartner. A questo si aggiunge la disponibilità — completamente interoperabile — di tutte le capability di Irion EDM nelle discipline core del data management, con un focus particolare su Data Quality e Governance. Non è un caso: come segnala lo stesso Gartner, è proprio in queste aree che le piattaforme integrate mostrano oggi le maturità più disomogenee, e dove l’apporto di un ISV specializzato fa la differenza.

Gartner, Future of Data Management Markets: Converged Data Management Platforms Drive Tool Consolidation, By Ehtisham Zaidi, Robert Thanaraj, Sharat Menon, Adam Ronthal, 2 September 2025. Gartner is a trademark of Gartner, Inc. and/or its affiliates.

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