Perché il vero vantaggio competitivo nasce dalla fiducia nelle informazioni
di Andrea Zinno, Partner & Channel Sales Director EMEA South, Denodo
Introduzione
Negli ultimi anni il dibattito sulla trasformazione digitale si è progressivamente spostato dai dati all’intelligenza artificiale. Le organizzazioni investono in modelli più sofisticati, piattaforme più potenti e maggiore potenza di calcolo, nella convinzione che sia l’AI il principale fattore di vantaggio competitivo.
Eppure, osservando i progetti che producono risultati concreti e quelli che, invece, faticano a mantenere le promesse iniziali, emerge una realtà molto diversa.
Il vero elemento discriminante non è la qualità degli algoritmi, ma la qualità delle informazioni sulle quali essi operano.
Ogni decisione aziendale, ogni processo operativo, ogni iniziativa di analisi e ogni sistema di intelligenza artificiale condividono infatti il presupposto comune di poter accedere a dati affidabili, aggiornati, coerenti e comprensibili.
La questione, quindi, non riguarda semplicemente la disponibilità delle informazioni, ma la fiducia che un’organizzazione può riporre in esse.
In un contesto in cui i dati alimentano decisioni sempre più automatizzate e distribuite, la fiducia non rappresenta più soltanto un requisito tecnologico. Diventa un elemento strategico, capace di influenzare la velocità decisionale, la qualità delle scelte e, in ultima analisi, la competitività dell’impresa.
Il problema non è avere più dati
Per molti anni il patrimonio informativo è stato considerato un problema di quantità, spingendo le aziende a raccogliere più dati, integrarli, conservarli e renderli disponibili agli utenti. Oggi questa sfida è stata in larga parte superata. Le organizzazioni dispongono già di enormi quantità di informazioni provenienti da sistemi transazionali, piattaforme cloud, applicazioni SaaS, dispositivi IoT, partner esterni e fonti pubbliche, e ogni nuova iniziativa digitale contribuisce ad aumentare ulteriormente questo patrimonio.
Il problema, tuttavia, non è mai stato la scarsità dei dati, ma sapere quali dati utilizzare, comprenderne il significato, verificarne l’attualità e poterli confrontare con altre informazioni senza introdurre incoerenze. In molte organizzazioni convivono infatti decine di rappresentazioni differenti della stessa realtà.
Lo stesso cliente può assumere definizioni diverse a seconda del sistema interrogato; indicatori apparentemente identici vengono calcolati con logiche differenti; report prodotti da funzioni diverse restituiscono risultati incompatibili tra loro.
Quando ciò accade, il problema cessa di essere tecnico e diventa organizzativo. Ogni decisione richiede tempo perché, prima ancora di discutere quale decisione prendere, diventa necessario stabilire quale dato sia corretto.
La velocità di un’organizzazione non dipende quindi dalla rapidità con cui i dati vengono prodotti, ma dalla rapidità con cui è possibile fidarsi di essi.
Quando la fiducia diventa un fattore competitivo
La fiducia nei dati produce effetti che vanno ben oltre il dominio dell’IT. Un’organizzazione che dispone di informazioni affidabili prende decisioni più rapidamente, riduce il numero di verifiche manuali, diminuisce le attività di riconciliazione e favorisce una collaborazione più efficace tra le diverse funzioni aziendali.
Al contrario, quando la qualità delle informazioni è incerta, ogni decisione tende a rallentare e – peggio ancora – gli utenti costruiscono estrazioni locali, mantengono fogli Excel paralleli, replicano dati già esistenti e sviluppano controlli autonomi per verificare informazioni delle quali non si fidano completamente.
Questo fenomeno produce costi spesso invisibili, non soltanto perché aumenta il tempo necessario per prendere decisioni, ma perché moltiplica le copie dei dati, frammenta la governance e rende più difficile individuare quale rappresentazione della realtà debba essere considerata quella corretta.
L’intelligenza artificiale amplifica ulteriormente questa dinamica, con modelli capaci di produrre risposte convincenti anche quando le informazioni di partenza risultano incomplete, obsolete o incoerenti. Per questo motivo il rischio non consiste soltanto nell’ottenere risultati errati, ma nel riporre fiducia in risultati apparentemente corretti.
Un assistente che risponde a una domanda sul fatturato di un cliente, attingendo a una definizione di cliente diversa da quella adottata dal controllo di gestione, non segnala alcuna incertezza: restituisce un numero, con la stessa sicurezza con cui restituirebbe quello corretto. E quando i sistemi non si limitano a rispondere ma avviano azioni, l’errore non resta confinato in un report: si propaga nei processi.
È proprio questa apparente affidabilità a rendere il tema della qualità e della governance dei dati ancora più strategico.
Costruire fiducia in un mondo distribuito
Per molti anni il modo più naturale per governare i dati è consistito nel concentrarli all’interno di grandi repository centralizzati. Data Warehouse, Data Lake e piattaforme analitiche hanno rappresentato il punto di convergenza delle informazioni aziendali.
Oggi, tuttavia, questo paradigma mostra limiti sempre più evidenti, con le organizzazioni che operano in ecosistemi distribuiti, nei quali convivono ambienti cloud e on-premise, applicazioni SaaS, sistemi legacy, partner esterni e piattaforme specialistiche.
I dati cambiano continuamente, vengono generati in tempo reale e devono essere utilizzati nel momento stesso in cui vengono prodotti. Continuare a spostarli sistematicamente da un sistema all’altro significa aumentare costi, duplicazioni e tempi di aggiornamento. La fiducia non nasce quindi dalla concentrazione fisica delle informazioni, ma dalla capacità di renderle accessibili, comprensibili e governate, indipendentemente da dove esse risiedano.
Significa – in altre parole – poter utilizzare dati distribuiti mantenendone il contesto, la qualità, la tracciabilità e il significato.
Dalla disponibilità dei dati alla fiducia nelle decisioni
Per costruire questa fiducia sono necessarie due capacità complementari:
- rendere disponibili le informazioni distribuite, eliminando la complessità tecnologica e offrendo una visione coerente dell’intero patrimonio informativo;
- garantire che tali informazioni rispettino regole condivise di qualità, completezza, coerenza e governance.
Una di queste capacità, da sola, non è sufficiente, perché dati perfettamente accessibili ma privi di controlli non possono essere considerati affidabili e dati rigorosamente controllati ma difficili da reperire o aggiornare finiscono per rallentare il business.
La fiducia nasce solo quando disponibilità e qualità procedono insieme ed è questa la differenza tra possedere dati e poter realmente costruire decisioni affidabili.
Denodo e Irion: due competenze, un unico obiettivo
La collaborazione tra Denodo e Irion nasce esattamente in questo contesto, con un approccio armonico che unisce due piattaforme che affrontano e risolvono aspetti diversi ma complementari della stessa sfida.
Denodo consente di accedere in modo logico ai dati distribuiti nell’intera organizzazione, mantenendoli aggiornati, contestualizzati e disponibili senza richiederne la duplicazione. Le informazioni possono essere utilizzate direttamente dalle diverse applicazioni, dai sistemi analitici e dalle piattaforme di intelligenza artificiale, preservando al tempo stesso sicurezza, governance e controllo.
Irion completa questo approccio introducendo una gestione strutturata della qualità del dato. Attraverso un catalogo centralizzato di regole, controlli e indicatori, permette di definire, eseguire e monitorare continuamente i processi che certificano l’affidabilità delle informazioni.
L’integrazione tra le due piattaforme crea così un patrimonio informativo che non è soltanto accessibile, ma continuamente verificato e certificato.
Il risultato non consiste semplicemente in una migliore gestione dei dati, ma nella possibilità di costruire un ambiente nel quale decisioni operative, analisi strategiche, processi digitali e sistemi di intelligenza artificiale possano basarsi su informazioni delle quali l’organizzazione conosce origine, qualità e significato.
Il modello di integrazione che ne deriva vede quindi due ruoli distinti e complementari, con Denodo che opera come logical data foundation e Irion come controls factory, fornendo insieme dati affidabili e pronti per qualsiasi utilizzo.
La fiducia come infrastruttura dell’impresa
Ogni organizzazione investe in tecnologia per diventare più veloce. Ma la velocità genera valore solo quando accelera decisioni corrette.
Per questo motivo la vera infrastruttura strategica delle imprese moderne non è costituita esclusivamente dall’intelligenza artificiale, dal cloud o dalle piattaforme dati.
È costituita dalla capacità di creare fiducia. Fiducia che le informazioni siano corrette. Fiducia che siano aggiornate. Fiducia che rappresentino la realtà in modo coerente.
Solo su questa fiducia è possibile costruire organizzazioni realmente data-driven, capaci non soltanto di utilizzare i dati, ma di trasformarli in decisioni migliori, innovazione sostenibile e vantaggio competitivo duraturo.
Dalla rappresentazione dei dati alla rappresentazione del reale
Le imprese non prendono decisioni sui dati, ma sulla rappresentazione che i dati costruiscono del proprio mondo. Denodo rende questa rappresentazione coerente, integrando logicamente informazioni distribuite. Irion ne verifica continuamente l’affidabilità attraverso regole e controlli di qualità.
Insieme, le due soluzioni non offrono semplicemente dati affidabili, ma permettono all’organizzazione di sviluppare una visione condivisa e coerente della realtà sulla quale persone, processi e intelligenza artificiale possono finalmente convergere.
Di questi temi si parlerà il 22 ottobre a Milano, presso Terrazza Palestro, in un incontro organizzato da Denodo e Irion dedicato alla qualità dei dati come fondamento dell’intelligenza artificiale, con la presentazione dell’integrazione tra le due soluzioni e una demo dal vivo. L’incontro è a numero chiuso: programma e modalità di partecipazione.